La lettera di Stefania Bottaro, segretaria generale della Pallavolo Padova. «Chi avrebbe mai pensato che questo lavoro mi avrebbe così cambiato la vita?» In attesa che entri nel vivo la nuova stagione sportiva 2013/14, quella odierna è una data importante per una delle figure storiche della Società bianconera. Stefania Bottaro è l’attuale segretaria generale della Pallavolo Padova. Insieme a Samuela Schiavon ricoprono un ruolo tanto importante quanto delicato, affrontando quotidianamente – e spesso in sordina – quelle che sono le vicende della Società sportiva per cui lavorano. Oggi per Stefania ricorre il ventennale del suo ingresso nel mondo del volley. Per certi versi questa è una “storia da film”, perché grazie alla pallavolo Stefania ha realizzato i suoi sogni lavorativi, di donna, di moglie e di madre, conoscendo Stefano e dando alla luce la bella figlia Alice. Questa è la commovente lettera scritta per i suoi primi 20 anni nella pallavolo. di Stefania Bottaro 15 giugno 1993 Prato della Valle, Tre Pini, Padova.15 Giugno 2013, Stadio Euganeo, Padova.  20 sono stati gli anni, 20 sono stati i campionati. Chi avrebbe mai pensato che questo lavoro mi avrebbe così cambiato la vita? Difesa e ricezione erano arcani misteri (e a dire il vero lo sono tuttora) ma questo non era un lavoro qualunque perché mi sento parte di una realtà dal capitale umano importante; non puoi lavorare nello sport se non ti spinge la passione e la consapevolezza di essere “privilegiata” di poter scrivere anche una sola parola nei libri di pallavolo senza schiacciare … l’imperativo è FAI COL CUORE! BELLISSIMO E DIFFICILE. E’ stato bellissimo il primo giorno di lavoro al Tre Pini, il 15 giugno 1993 …. È stato difficile perché il primo lavoro fu l’iscrizione al campionato. E’ stato difficile avvicendarsi come cassiera, donna delle pulizie, fotografa, grafica, stilista, cameriera, facchina, contabile  …. È stato bellissimo vedere che non ti pesava farlo perché anche quello era il tuo lavoro. E’ stato difficile scontrarsi e litigare con i tuoi colleghi quotidianamente …. È bellissimo constatare che la squadra che lavora fuori dal campo è un vero gruppo. E’ stato bellissimo conoscere mio marito e padre di mia figlia grazie a questo lavoro …. È stato difficile convincere me stessa quando per anni avevo detto “di giocatori non se ne parla”. E’ stato difficile rimanere attaccati al lavoro in un periodo in cui eravamo soli … è stato bellissimo “rinascere”  dando vita ad un progetto in cui  pochissimi credevano. E’ stato bellissimo essere parte di molti staff apprezzandone il valore umano perché il cuore  va oltre la rete … è stato difficile salutare delle belle  persone … sapendo che era giusto così. E’ stato bellissimo essere la chioccia di alcuni dei ragazzi … è stato difficile apprendere che è volato un materasso dal terzo piano dell’appartamento di questi ragazzi quando ti telefonano i vicini di casa. E’ stato bellissimo essere circondati da tante persone quando hai ottenuto un risultato …. È stato difficile ritrovarsi soli quando non hai centrato l’obiettivo. E’ stato difficile dopo una retrocessione leggere il libro degli alibi e delle scuse ……. è stato bellissimo sentire qualcuno chiedere scusa senza alcun alibi. E’ stato bellissimo vedere il palasport pieno da esplodere e chiudere i botteghini per sold-out prima  della partita … è stato difficile assistere a qualche partita con trecento spettatori  sulle tribune. E’ stato bellissimo vincere quasi tutte le partite in una stagione …. È stato difficile vincerne tre o quattro in una stagione e trovare sempre la motivazione per lavorare al meglio. E’ bellissimo lavorare nello sport, è un privilegio ….. è difficile far coincidere ogni singola azione con una parola: “budget”. E’ stato difficile sentire la stessa frase: “io non capisco niente di pallavolo però ….” … è stato bellissimo rispondere “e stare zitto, che sia sbagliato?”. E’ stato bellissimo tatuarsi una A dopo aver fatto un voto per il raggiungimento dell’ennesima salvezza all’ultima giornata … è stato difficile riconoscere che il tatuaggio è molto più profondo ed indelebile. Lo spirito che “all’epoca” avevo non è cambiato ed è vivo in ogni cosa che faccio perché il campionato ricomincia ogni anno. Credo fermamente che  la passione, la voglia e il coraggio che bisogna avere quotidianamente alla fine ripaghino. Io vivo nello sport … chissà se me lo merito …. basta  “voler bene a quel che fai!”— Alberto SanaviaUfficio Stampa Tonazzo Padovapallavolopadova.com