In attesa del primo appuntamento con le risposte alle vostre domande a pietro.vise.volley@virgilio.it (mercoledì 19 febbraio), il Dott. Pietro Visentini alla sua seconda “lezione” di questa nuova rubrica E’ stato un fine settimana intenso e, sotto molti aspetti, interessante quello appena trascorso. Sono tornato a vivere più d’una delle passioni della mia vita. Qui a Padova, domenica mattina, alcune ore passate assieme a giovani (e meno giovani), come me appassionati d’entomologia (lo studio degli insetti), a Esapolis (chi non sa cosa sia dovrebbe andare a visitarlo, soprattutto se ha bambini…), e, fra sabato e domenica, tanta tanta pallavolo.Sabato pomeriggio ho avuto il privilegio di ascoltare, presso la Libreria Mondadori, Federica Lisi, moglie di Vigor Bovolenta, il ben noto “Bovo”, morto all’improvviso nel 2012 durante una partita, crollato a terra proprio mentre stava per eseguire una battuta; Lei era venuta a presentare un bellissimo libro “Noi non ci lasceremo mai“, scritto a quattro mani assieme ad Anna Cherubini, nel quale racconta la sua “storia” con e senza Bovo. Emozioni in libertà…Domenica, nel pomeriggio, altre emozioni forti vissute in un quarto set mozzafiato, nel corso del finale del quale assieme a miglia di altre persone ho visto la “nostra” squadra riportare la vittoria in una partita tesa e dura, ricca d’errori dall’una e dall’altra parte, vinta dalla squadra che ha saputo essere più “squadra“.Mi stavo dimenticando… sabato sera ancora pallavolo, qui nel paese dove vivo. Una squadra simpatica e interessante che calca da diverso tempo i palcoscenici della serie B, ma sta rischiando di retrocedere. In quella gara ho verificato proprio l’altra faccia della medaglia, le emozioni negative che bloccano le buone capacità di gioco di una squadra proprio nei finali di set. Come diceva qualcuno, ha vinto chi ha saputo “gettare il cuore oltre l’ostacolo…”!Federica Lisi, che ha saputo trovare la forza per continuare a vivere anche per aiutare i suoi cinque figli a crescere nel ricordo del padre; i “nostri” ragazzi, che probabilmente hanno saputo superare la “paura di vincere”.Ditemi voi, se tutto questo non può interessare chi è anche psicologo? Nella presentazione di questa mia rubrica, la settimana scorsa, mi ero proposto di parlare di abilità psicologiche di base: rilassamento, dialogo interno, immaginazione mentale e dell’imparare dall’esperienza. Avevo dimenticato un ulteriore aspetto basilare: la capacità di affrontare (magari positivamente) le emozioni.C’è voluto un week-end di full immersion, che mi ha coinvolto molto molto profondamente a livello emotivo, per farmi capire che proprio da qui voglio iniziare. “Io voglio capire che cosa le emozioni sono. La chiave sta nell’usare il plurale al posto del singolare: non credo che esista una cosa chiamata “emozione” ma sono convinto che ci siano tantissime “emozioni.” (J. LeDoux, Il cervello emotivo. Alle origini delle emozioni) Tutti noi sappiamo bene che le emozioni sono un aspetto costante e rilevante della nostra vita: cose che ci capitano e che non sappiamo generare a comando, anche se ci piacerebbe tanto e i cosiddetti “reality show” televisivi ci vogliono convincere del contrario.La parola “emozioni” descrive in modo generale ciò che avviene in molteplici sistemi neurali: “vediamo, sentiamo odori e rumori con l’apparato visivo, uditivo e olfattivo, ognuno dei quali si è evoluto per risolvere diversi problemi… Allo stesso modo le varie emozioni sono mediate da sistemi neurali distinti, evolutisi per motivi diversi“, inoltre “i sistemi cerebrali che generano comportamenti emotivi si sono conservati attraverso molte tappe della storia evolutiva“. E ancora, “quando questi sistemi agiscono in un essere vivente dotato di consapevolezza, si producono sentimenti emotivi coscienti.”Il problema di fondo, però, è che, anche se siamo fermamente convinti di saper riconoscere (e controllare) le emozioni, nell’esperienza emotiva ci sono aspetti che sfuggono al nostro controllo cosciente, ad esempio: quando proviamo un forte spavento la nostra frequenza cardiaca aumenta all’improvviso, proviamo l’impulso di fuggire (e spesso scappiamo proprio e a gambe levate, come ben sa chi ha vissuto l’esperienza di una scossa di terremoto) o ci ritroviamo immobili, neanche fossimo “congelati” (mai percorso una ferrata in montagna?).Può bastare questo per farci comprendere che non abbiamo realmente nessun controllo diretto sulle nostre risposte emotive? Dobbiamo anche ricordare che “le emozioni, una volta che sono state provate, diventano il movente di comportamenti futuri.” In altre parole, dobbiamo essere consapevoli che le emozioni ci possono mettere nei guai; se la paura diventa ansia o il piacere diventa dipendenza, le emozioni si rivelano un possibile cappio: “le emozioni possono avere conseguenze utili, ma anche patologiche“.Dicevo poco sopra che, rispetto alle emozioni, ci sono aspetti che sfuggono al nostro controllo cosciente. Cosa significa questa affermazione: scommetto che siete già giunti alle conclusioni.”Si, va bene… è uno psicologo… l’inconscio… quelli li, sempre con Freud nella testa!!!”Ecco, appunto. Ma è proprio così?Parlando di aspetti che sfuggono al controllo cosciente, ovviamente affermo che esistono processi inconsci, anche se nulla hanno a che vedere con ciò che oramai nel linguaggio comune si ritiene sia l’inconscio.Ad esempio, quando vi trovate in un centro commerciale vi siete mai accorti che spesso, assieme ciò che veramente volevate acquistare, in fondo al carrello della spesa finiscono una o più altre merci non necessarie, che avete raccattato sugli scaffali perché ben in mostra? Oppure, quanti cartelloni leggete percorrendo una qualsiasi strada senza neppure accorgervene?Questi sono esempi di processi inconsci (= non coscienti), ai quali mi riferisco.Nel lavoro di palestra molteplici sono i processi inconsci che intervengono: nell’atleta, ad esempio, l’interiorizzazione di uno specifico gesto tecnico, eseguito goffamente e con grande dispendio di energie attentive agli inizi, poi progressivamente sempre più preciso; per un tecnico possono essere le reazioni verbali spesso “intense” a fronte degli errori dei propri allievi…Parlare di processi inconsci significa parlare di ansia, di reazioni allo stress, di “paura” e del crollo del sistema emotivo che essa può generare.Ma significa anche parlare della lotta tra i processi di pensiero cosciente e i processi inconsci che generano le emozioni e di quanto si può fare per aiutare i nostri atleti a “gettare il cuore oltre l’ostacolo“.Ne parleremo in dettaglio. (Le frasi in corsivo son riprese dal cap. I del libro di Joseph LeDoux, uno dei massimi studiosi di neurobiologia, che ha svolto importanti ricerche sulle funzioni neurobiologiche e neuropsicologiche del  cervello umano).  Pietro “Piero” Visentini Psicologo dello Sport e consulente della “Tonazzo Pallavolo Padova”  PER LE VOSTRE DOMANDE SCRIVETE A pietro.vise.volley@virgilio.it